mercoledì 16 maggio 2012

La rivolta di Bronte: 2 agosto 1860.

I fatti di Bronte sono fatti di sangue che fanno del piccolo comune etneo il teatro di uno scontro di classe avvenuto agli albori dell'unità d'Italia, già nei mesi precedenti l'accaduto Garibaldi aveva esortato le popolazioni ad insorgere contro i borboni ed i loro favoreggiatori, aveva proposto per delibera ufficiale una più equa ripartizione delle terre in data 2 giugno 1860, e diciamo che queste proposte potevano ben far credere alle masse che le cose stavano cambiando e che i "padroni" sarebbero stati rivoltati, dal moto propulsorio della "liberazione" garibaldina. E' credibile che anche la gente di Bronte, inebriata dal sentimento di liberazione e del nuovo che avanza e vessata dai notabili, abbia ben veduto di prendere in mano le armi, che per la verità per l'occasione erano maggiormente i loro strumenti di lavoro, e ribellarsi e insorgere contro i loro oppressori, ossia i latifondisti in maggior misura, in data 2 agosto si ebbero notevoli tafferugli nella cittadina etnea ed alla fine la storia ci racconta che i morti furono 16. Solo che Bronte non era un paese come gli altri, dove pure si ebbero analoghi atti insurrezionali, il paese famoso per il suo pistacchio, era un centro di interesse inglese, sotto l'egida dei discendenti dell'ammiraglio Nelson, e questo fatto, è di primaria importanza, in quanto la fine dello stato borbonico era stata costruita a tavolino con l'appoggio inglese e certo è che non avrebbero tollerato che proprio in un centro di loro controllo fosse tollerato un atto di rivolta così cruento. Ci furono forti pressioni affinchè i responsabili dei fatti di Bronte pagassero con un alto prezzo il loro operato. Garibaldi mandò quindi Bixio a ripristinare l'ordine e a punire in maniera esemplare i rivoltosi, l'armata garibaldina partì il 6 agosto e si inerpicò tra i pendii per  raggiungere il paese. Chiaro è che l'azione che si chiedeva, alla truppa garibaldina, non era quella di cercare di chiarire i fatti e distribuire giustizia, ma era in sintesi quella di fare rappresaglia e di scoraggiare azioni simili in futuro, per contro i rivoltosi che non potevano sapere che quella truppa di camicie rosse marciasse contro di loro, pensavano invece che stessero sopraggiungendo per dare una mano agli insorti, in quanto ed in effetti, questi insorti non avevano fatto altro che recepire i proclami dei garibaldini e quindi non potevamo mai immaginare e forse anche capire che le parole non sempre corrispondono ai fatti, e anche perchè in quel caso non si poteva far danno e torto agli amici inglesi che tanto avevano appoggiato l'impresa, ma questo era ben lontano dall'essere compreso dalla massa contadina.
Le indagini e il processo sommario si svolsero nei giorni che vanno dall'8 al 10 agosto, Bixio aveva fretta di concludere al più presto la vicenda, furono arrestate 5 persone che erano estranee ai fatti, ma questo importava poco, si doveva comunque fare "giustizia" e si doveva dare l'esempio, a rimetterci le penne furono l'avvocato Lombardo, e altri quattro sventurati e in mezzo a questi il pazzo del paese un certo Nunzio Ciraldo Fraiunco, che nonostante dichiaratemente pazzo, fu considerato lo stesso un fomentatore dei moti, in quanto nei giorni della rivolta fu sentito farfugliare motti per così dire "rivoluzionari". Il processo ovviamente fu una farsa gli accusati non poterono difendersi anche perchè escluso l'avvocato Lombardo erano tutti analfabeti e dovendo presentare un memoriale difensivo scritto, appare chiaro che non avevano alcuna possibilità di scampare al loro carnefice. Durante l'esecuzione dei 5 tutti caddero a terra, colpiti a morte, escluso il Fraiunco che rimase in ginocchio e chiese la grazia, ma gli fu risposto con un colpo di pistola alla testa. Successivamente alla rappresaglia furono individuati altri 745 responsabili minori dei fatti, la questione comunque si concluse nel 1863 tramite processo dove vennero in seguito condannate 37 persone e distribuiti 25 ergastoli.


Per approfondire: Il Risorgimento disonorato