lunedì 28 dicembre 2015

La guerra al Terrorismo e le missioni di pace

Al giorno d'oggi si parla spesso di terrorismo e di missioni di pace. In questo mio articolo vorrei soltanto fare chiarezza sul lessico in uso oggi. Iniziamo dal terrorismo e da quanto apprendiamo su di esso dai mass media. Dalla comunicazione che ci perviene sembra che il terrorismo "globale" faccia di tutto per colpire il nostro stile di vita e la nostra società occidentale. Questo terrorismo globale il più delle  volte o quasi sempre diventa anche un terrorismo di natura religiosa o pseudo religiosa con la sua sedicente matrice islamica. Quello che i mass media fanno è mettere in risalto ogni azione violenta che si verifica sul suolo dei paesi occidentali, esempio classico gli attentati di Parigi, e si tende a minimizzare eventi simili che avvengono in ambiti più "esotici". Questo è facilmente verificabile nell'atteggiamento che sia ha nei social network. Dopo gli attentati di Parigi un numero considerevole di persone nei propri profili social metteva la foto della bandiera francese così come dopo l'attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo in ambito social tutti si dichiaravano "Charlie". Ma se un attentato terroristico colpisce una città a noi più lontana e non necessariamente tanto lontana, ma lontana dal "blocco occidentale" questi principi di solidarietà veritiera o presunta vengono meno. Sembra quasi che per l'uomo occidentale o forse per l'uomo in generale una vita o un insieme di vite che si discosta dal suo archetipo sociale valga o venga considerata in qualche modo in misura inferiore. Forse non è nulla di strano, forse è sempre stato così, solo che noi ci diamo dei valori che idealmente pensiamo come universali, come ad esempio l'uguaglianza, ma in realtà consideriamo davvero gli altri come "uguali" consideriamo le altre culture "uguali" alla nostra? Intendo con uguale dignità. Credo sia difficile rispondere è un pò come la differenza tra teoria e pratica. E parliamo di guerra al terrorismo. Come si combatte una guerra al terrorismo se il terrorismo non si vede. Il terrorismo non è uno Stato. Il terrorismo lo può fare chiunque. Al terrorismo non si può fare la guerra in quanto non si può combattere un fantasma. Ma ai governanti di oggi piace questa terminologia in quanto poi viene usata per giustificare attacchi a paesi i quali finanziano o fomentano il terrorismo. Con il linguaggio di oggi Napoleone Bonaparte ad esempio senza ombra di dubbio sarebbe stato considerato un terrorista da tutte le coalizioni dell'ancient regime. In sostanza si combattono guerre avere condizioni commerciali o finanziarie migliori con paesi più deboli e per farlo ogni pretesto è buono. Il linguaggio e la terminologia è importantissima in tutto questo. Il cittadino elettore deve essere plasmato e soggiogato al volere della casta dirigente. La quale casta fa gli interessi dei poteri forti ossia coloro i quali a capo dei grandi gruppi di qualsiasi genere tengono le fila dei paesi capitalisti.
E quando poi decidono di fare guerra a quel paese o a quell'altro si parte tutti insieme per una bella missione di pace. Esatto la guerra si è trasformata in pace. Forse eterna per tanti abitanti di quei paesi martoriati dai bombardementi occidentali. La missione di pace è la nuova invenzione lessicale di questi ultimi decenni. Mandiamo i nostri eserciti per le missioni di pace e d'altro canto come potremmo esimerci dal mandare i soldati per far si che la pace finalmente sia universalizzata.  Una pace molte volte eterna e diffusa in quei paesi martoriati da conflitti interni il più delle volte fomentati e finanziati dai capitalisti occidentali. Ma questo viene pubblicizzato di meno in quanto noi siamo dalla parte del giusto e siamo indubbiamente i "buoni" e cerchiamo con ogni mezzo di far scomparire dalla carte geografica mondiale tutti i "cattivi".

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