martedì 12 aprile 2016

Il comune senso del boia.

Oggi leggevo tra le tante notizie, una che in particolare mi ha incuriosito, non tanto per la notizia in se, ma per il senso dell'effimero che rifletteva. La notizia era quella relativa al fatto che una ragazza rumena, in regime di semilibertà, si fosse aperta un profilo su Facebook e qui condivideva delle foto dove era al mare o da altre parti e sorrideva. Questa ragazza il 26 aprile del 2007 aveva ucciso un'altra ragazza con ombrello nella metropolitana di Roma. E riflettevo sul nesso che poneva in relazione il fatto che questa ragazza fosse stata precendentemente una assassina con la sua libertà di condividere delle foto su un social network. E mi stupivo profondamente della notizia e cercavo di capire dove si volesse arrivare. Nel frattempo la notizia è stata aggiornata. Sono piovute minacce alla ragazza in questione e pare in queste ore sia stata creata una pagina Facebook dal titolo piuttosto inquietante e direi preoccupante : «Giustizia per Vanessa, pena di morte per Doina». Si appunto la ragazza in questione si chiama Doina Matei. La questione qui appare molto semplice la ragazza fu condannata a 16 anni di carcere e dopo 9 anni gli hanno dato la semilibertà. Quindi sta scontando e ha scontato la pena inflittale. E non si capisce il motivo di questo scatenarsi d'odio a distanza peraltro di anni dall'accaduto. Forse una persona che abbia precedentemente ucciso non può condividere delle foto su un social network? Non credo proprio. Ci sono comportamenti davvero poco razionali da parte di tantissime persone. Non si riesce mai a comprendere il nocciolo delle questioni. E in questo caso peraltro non ci sono neppure questioni di sorta. Non esiste un fatto. Una volta scontata la pena una persona e libera e riacquista il diritto a continuare la propria vita. Certo sarebbe auspicabile che certe testate giornalistiche evitassero di dare rilevanza a fatti che non hanno una rilevanza, ma che come si è visto possono innescare reazioni potenzialmente pericolose e scatenare le fantasie giustizialiste della massa. Auspico francamente che tutto passi senza conseguenze e che ci sia una maggiore serietà nel fare giornalismo.

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