domenica 26 febbraio 2017

Battaglia di Benevento 1266

Il 26 febbraio del 1266 nei pressi di Benevento ebbe luogo una battaglia che decise le sorti del Regno di Sicilia. Da una parte le milizie di Carlo d'Angiò  il quale aveva il supporto del Papa Clemente IV e dall'altra le forze di Manfredi Hohenstaufen Re di Sicilia. Carlo d'Angiò era arrivato a Roma già nel maggio del 1265 ma la campagna per la conquista del Regno Svevo partirà soltanto nel gennaio del 1266 quando nella giornata del 20 Carlo d'Angiò con il suo esercito lasciano Roma con la benedizione di ben 5 cardinali tra i quali Riccardo degli Annibali che seguirà l'angioino nella sua campagna di conquista.  Dopo aver attraversato il fiume Liri senza alcuna difficoltà, complice il tradimento del Conte di Caserta, cognato di Manfredi, gli angioini trovarono una certa opposizione presso la rocca di San Germano che però cadde comunque in mano a Carlo  d'Angiò.
L'esito decisivo dello scontro tra angioini e svevi si ebbe il 26 febbraio nei pressi di Benevento. Manfredi dispose le sue forze su tre schieramenti: il primo, sotto il comando di Giordano d'Anglano con 1200 cavalieri tedeschi; il secondo sempre composto da cavalleria sotto il comando di Galvano Lancia e Bartolomeo Semplice; il terzo sotto il diretto comando di Manfredi di Sicilia composto da fanteria e arcieri saraceni e da 1500 cavalieri. Le operazioni furono aperte dall'attacco lanciato dallo stesso Manfredi che scagliò i lancieri saraceni contro la fanteria angioina che si volse alla fuga, fu a quel punto che Carlo d'Angiò mandò la cavalleria in soccorso e questi annientarono i saraceni. Il contrattacco della cavalleria sotto il comando di Giordano d'Anglano non riuscì a respingere gli avversari. A quel punto l'esito sembrava scontato ma Manfredi non si perse d'animo e vedendo che gli angioini erano provati dalla battaglia diede l'ordine di gettarsi nella mischia alla fanteria saracena e i cavalieri sotto il suo comando. Soltanto che questo ordine non fu atteso causa il tradimento di quei comandanti ai quali il Manfredi era maggiormente legato per amicizia e vincoli di sangue. Nonostante tutto in maniera eroica il Manfredi con i suoi fedelissimi si gettò nel vivo della battaglia cercando di riaccendere le speranze e cambiare le sorti del conflitto e in effetti in un primo momento lo scontro sembrò di nuovo incerto. A quel punto però Carlo mise nella mischia nuovi rinforzi e l'esito della battaglia fu un massacro. Lo stesso Manfredi cadrà nella battaglia. Il Regno di Sicilia era nelle mani di Carlo d'Angiò.

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